Il “Net Zero Framework” affonda, rinviata la decarbonizzazione
Un anno di tempo. Tanto è bastato per congelare il “Net Zero Framework”, la strategia globale per decarbonizzare il trasporto marittimo entro il 2050. Il voto previsto all’IMO (Organizzazione Marittima Internazionale) è stato rinviato con 57 paesi favorevoli alla mozione saudita contro 49 contrari. A prevalere, ancora una volta, sono stati gli interessi dei grandi produttori di petrolio e delle superpotenze economiche.
Dietro il rinvio si cela una campagna diplomatica aggressiva, culminata con le minacce esplicite del presidente statunitense Donald Trump: visti negati agli equipaggi, tasse portuali punitive e sanzioni contro i funzionari dei paesi favorevoli al Framework. Una pressione che ha fatto breccia, spingendo anche la Cina e gli stati bandiera Panama e Liberia a votare per il rinvio.
Il Net Zero Framework, approvato lo scorso aprile dal MEPC (Marine Environment Protection Committee), prevedeva un sistema globale di incentivi e penalizzazioni per ridurre le emissioni del settore shipping. Una piattaforma ambiziosa, ora sospesa nel limbo.
Secondo fonti raccolte da Tradewinds, il rinvio potrebbe segnare la fine del processo: “Di fronte a un’opposizione così forte, è difficile immaginare una ripresa credibile della strategia net-zero”.
L’Italia ha votato contro il rinvio, in linea con la posizione dell’Unione Europea. Ma l’asse interno all’Ue si è incrinato: Grecia e Cipro si sono astenuti, lasciando Bruxelles isolata in un contesto sempre più frammentato.
“L’industria ha bisogno di chiarezza per investire nella decarbonizzazione”, ha commentato Thomas Kazakos, segretario generale dell’International Chamber of Shipping. “Questo rinvio è un segnale negativo per tutto il settore”.
Nel frattempo, ogni area geografica procederà in ordine sparso. L’Europa promette di andare avanti con sistemi autonomi di tassazione, ma nel settore cresce il timore che si trasformino in meri strumenti fiscali, privi di impatto reale sulla transizione ecologica.


