Ponte sullo Stretto, nuovo stop dalla Corte dei conti: bloccata la convenzione

Il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina, da decenni simbolo di promesse politiche e di accese polemiche, incassa un’altra battuta d’arresto. La Corte dei conti ha infatti negato il visto alla convenzione tra il Ministero delle Infrastrutture e la società concessionaria Stretto di Messina S.p.A., congelando di fatto l’efficacia del decreto. Senza registrazione, l’atto non potrà essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale e l’iter amministrativo resta sospeso.
Si tratta di un colpo pesante, che segue il precedente stop alla delibera Cipess di approvazione del progetto. La vicenda si inserisce in una lunga sequenza di rinvii e contestazioni che hanno accompagnato l’opera sin dagli anni Settanta, quando il ponte fu immaginato come infrastruttura strategica per collegare Sicilia e Calabria e ridurre l’isolamento dell’isola.
Tra le ipotesi circolate nelle ultime ore, quella di una delibera del Consiglio dei ministri che dichiari l’opera di “interesse pubblico superiore”. Una scorciatoia che consentirebbe di superare lo stallo, ma che aprirebbe inevitabilmente la strada a ricorsi e contestazioni, con il rischio di allungare ulteriormente i tempi.
Il governo e il concessionario dovranno ora fornire chiarimenti e integrazioni.

La Corte dei conti, che ha bocciato la delibera del Cipess sul ponte sullo Stretto di Messina, ha evidenziato tre criticità principali: la violazione di due direttive europee, una sulla tutela degli habitat naturali e l’altra relativa all’assenza del parere dell’Autorità di regolazione dei trasporti sul piano tariffario; la variazione dei costi dell’opera, che avrebbe imposto una nuova gara d’appalto.
Le motivazioni appaiono particolarmente rilevanti, tanto da spingere Palazzo Chigi a una reazione prudente. In una nota ufficiale viene sottolineato che i rilievi saranno oggetto di approfondimento da parte delle amministrazioni competenti, con l’obiettivo di chiarire i profili contestati in un confronto costruttivo con la Corte.
Anche il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha adottato un tono pacato, prendendo atto delle osservazioni e assicurando che tecnici e giuristi sono già al lavoro per superare i rilievi. Salvini ha ribadito la volontà di proseguire l’iter per la realizzazione del collegamento tra Calabria e Sicilia, definito “un ponte unico al mondo”.
La vicenda resta politicamente delicata. Lo stop aveva già suscitato reazioni dure da parte della premier e dello stesso Salvini, che avevano accusato i giudici di “intollerabile invadenza”.
La Corte dei conti aveva replicato invitando il governo a mantenere toni rispettosi, ricordando che la decisione si fondava su profili strettamente giuridici e non sul merito dell’opera.
Il contrasto, inizialmente aspro, è stato poi ricondotto a un clima più istituzionale anche grazie all’intervento del Quirinale. Tuttavia, la bocciatura rimane un nodo politico sensibile, vista la forte esposizione del ministro delle Infrastrutture e le implicazioni per gli equilibri interni al governo e al centrodestra. Se le motivazioni della Corte dovessero evidenziare vizi sostanziali, l’intero iter potrebbe dover ripartire da zero: nuova gara, revisione della convenzione, o addirittura riprogettazione.
Uno scenario che riporterebbe indietro di anni un progetto già segnato da incertezze e contrapposizioni.
Le criticità ipotizzate riguardano diversi aspetti: copertura economica e analisi costi-benefici, già contestate in sede Cipess e considerate insufficienti a giustificare l’investimento miliardario; procedure amministrative, come la trasmissione di documenti “voluminosi” via link e l’assenza di alcuni pareri tecnici ritenuti indispensabili; la normativa europea sugli appalti, che impone una nuova gara in caso di modifiche contrattuali oltre il +50% dei costi originari; compatibilità ambientale e sismica, temi da sempre al centro del dibattito e particolarmente sensibili in un’area ad alto rischio geologico.

Michelangelo Milazzo

Giornalista professionista

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