Porto di Milazzo, abusi sui portuali: Maria Stefania Marino chiede un’ispezione
Il porto di Milazzo torna al centro delle cronache. Negli anni si è discusso di grandi progetti – dai rifiuti del cantiere del ponte sullo Stretto al collegamento con l’asse Viario, fino al recente passaggio sopraelevato con i Molini Lopresti – e di ipotesi di sviluppo turistico con l’arrivo delle navi da crociera.
Ma dietro le opere e le strategie resta una domanda inevasa: quale attenzione viene riservata a chi nel porto lavora ogni giorno? Negli ultimi mesi, infatti, sono emerse denunce di abusi, licenziamenti ritorsivi e violazioni delle norme di sicurezza, tanto da spingere la deputata del Partito Democratico Maria Stefania Marino a presentare un’interrogazione parlamentare ai ministri del Lavoro e delle infrastrutture. «Trovo inaccettabile che, nonostante le sentenze di reintegro già pronunciate dai giudici, le decisioni della magistratura restino disattese e le autorità di vigilanza non siano intervenute con la necessaria fermezza. Ho chiesto un’ispezione straordinaria e misure urgenti per garantire il rispetto dei diritti fondamentali dei lavoratori», ha dichiarato la deputata Marino.
A dare concretezza alle denunce è la testimonianza di Sergio Lopresti, marittimo con lunga esperienza nella società Mare Pulito. Lopresti racconta di contratti non registrati, mancate coperture assicurative e classificazioni improprie all’INPS: formalmente marittimo, ma di fatto inquadrato come operaio del terziario, senza riconoscimento del lavoro notturno. «Chi prova a far valere i propri diritti viene isolato. Io e il comandante Cuciti siamo stati licenziati dopo aver segnalato irregolarità. La mancanza di documentazione e assicurazioni esponeva l’equipaggio e il comandante a rischi enormi, anche penali. Spero che questa vicenda serva almeno a evitare che altri si trovino ostaggio del proprio lavoro», afferma Lopresti.
Dal PD locale arriva l’appello di Francesco Gitto, che sollecita una presa di posizione chiara sul futuro del porto: «Prima di discutere di sviluppo e grandi opere, bisogna garantire trasparenza, controlli e sicurezza per i lavoratori. È impensabile che centinaia di persone operino in condizioni problematiche senza un reale interessamento delle istituzioni».
In sintesi: il porto di Milazzo non è solo infrastrutture e progetti, ma anche un luogo dove centinaia di lavoratori chiedono tutele e rispetto. la vicenda riapre il tema del rapporto tra sviluppo economico e diritti sociali, imponendo alle istituzioni un confronto che non può più essere rimandato.


