Economia siciliana, crescita moderata ma superiore alla media nazionale
Crescita moderata ma superiore alla media nazionale: pubblici investimenti, export e turismo sostengono l’Isola
PALERMO – L’economia siciliana continua a crescere, pur rallentando sotto il peso della congiuntura internazionale. È quanto emerge dal Rapporto annuale della Banca d’Italia, pubblicato nel giugno 2026 e riferito ai dati consolidati del 2025, anno in cui l’attività economica regionale è aumentata dello 0,6%, un risultato leggermente migliore rispetto alla media nazionale. Dopo un primo semestre vivace, la dinamica si è progressivamente indebolita, mantenendo comunque un segno positivo.
A trainare il sistema produttivo è soprattutto il comparto delle opere pubbliche, sostenuto dai cantieri del PNRR, che hanno permesso al settore delle costruzioni di chiudere l’anno con un +1,5% nonostante il forte arretramento dell’edilizia privata.
Sul fronte degli scambi internazionali, il settore petrolifero registra una contrazione marcata (–23,4%), mentre crescono con forza le esportazioni non petrolifere (+7,1%), spinte da tre comparti strategici: cantieristica navale (grazie a commesse spagnole), agroalimentare ed elettronica.
Il turismo conferma la sua centralità: le presenze aumentano dell’1,6%, trainate dai visitatori stranieri. Bene anche il trasporto marittimo portuale, che registra un +6,2% di passeggeri. Rimane invece stabile il traffico negli aeroporti siciliani, fermo ai livelli consolidati.
Il mercato del lavoro offre un quadro a doppia lettura. L’occupazione cresce dello 0,9%, portando il tasso al 47,3%, il valore più alto dal 2019. La disoccupazione scende al 12,2%.
Dietro questi numeri positivi si celano però fragilità strutturali:
• calano le donne occupate;
• diminuiscono i lavoratori 25–34 anni;
• si riduce il numero di laureati occupati.
Il saldo migratorio interno resta negativo: 30 mila siciliani hanno lasciato l’Isola tra il 2019 e il 2024. Per la prima volta, tuttavia, i flussi in ingresso dall’estero compensano lo spopolamento interno.
Rimane elevato il tasso di povertà relativa, che coinvolge il 19% delle famiglie.
Il 2025 si era chiuso con un aumento reale dell’1% del reddito delle famiglie, ma lo scenario è cambiato rapidamente. Lo scoppio del conflitto nel Golfo Persico e il blocco dello Stretto di Hormuz hanno fatto precipitare la fiducia dei consumatori. Ad aprile 2026 l’inflazione torna a salire al 3,1%, spinta dal rincaro dei beni energetici.
Segnali positivi arrivano dal credito: i prestiti bancari crescono del 3,4% grazie alla riduzione dei tassi. Tuttavia, le imprese siciliane continuano a pagare condizioni meno favorevoli: per i finanziamenti di liquidità il tasso medio è del 6,1%, 1,2 punti in più rispetto al resto del Paese.
Il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani (nella foto), commenta sui social il rapporto Bankitalia: “La Sicilia sta continuando a crescere e le scelte compiute in questi anni stanno producendo risultati concreti”. Schifani sottolinea la crescita superiore alla media nazionale, l’aumento dell’occupazione, il buon andamento del turismo e la solidità del sistema produttivo: “Oltre l’80% delle imprese ha chiuso l’esercizio in utile, mentre le esportazioni non petrolifere crescono del 7,1%”.
Il presidente rivendica anche il risultato ottenuto sul fronte finanziario: “La Regione ha raggiunto il pieno rientro dal disavanzo, registrando un saldo attivo di bilancio”. Un traguardo che, secondo Schifani, consente di guardare con maggiore fiducia alle prospettive future, puntando su nuove opportunità per cittadini e imprese.


