Acquacoltura, Sicilia in prima fila al salone “AquaFarm” di Pordenone

La Sicilia in prima fila ad AquaFarm, il salone internazionale dell’acquacoltura sostenibile, che si è svolto a Pordenone. Il dipartimento regionale della Pesca mediterranea ha avuto infatti a disposizione uno stand di 120 metri quadrati all’interno del quale erano presenti modelli d’impianto tridimensionali che producono microalghe destinate all’alimentazione dei pesci. A essere ospitate anche venti aziende acquicole dell’Isola. Una grande occasione per le imprese di entrare in contatto con gli operatori della filiera provenienti da tutta Europa, in un settore in forte crescita e per il quale l’Unione europea, attraverso il Feamp 2014/2020, ha destinato circa 40 milioni di euro alla Sicilia, un terzo di tutta la dotazione nazionale.

Grazie proprio al Fondo europeo degli affari marittimi e della pesca, infatti, sono in corso numerosi investimenti nell’Isola, realizzati attraverso ventuno progetti – molti dei quali in collaborazione con le Università di Messina e Catania – per un valore di quarantotto milioni di euro (di cui il 50 per cento di contributo pubblico). I vari programmi spaziano dall’allevamento, salvaguardia e conservazione della trota siciliana ‘macrostigma’, alla realizzazione di produzioni di nicchia mediante l’utilizzo della vasca fredda delle saline, di centri dimostrativi e di apprendimento permanente per l’acquacoltura marina presso le avannotterie regionali; alla realizzazione di protocolli di gestione igienico-sanitaria, con l’obiettivo di garantire buone pratiche ed elevati livelli in materia di sicurezza alimentare, salute e benessere degli animali.

Il consumo di pesce nel mondo è aumentato del 30% negli ultimi 10 anni. Nel 2030 si prevede una richiesta di 260 milioni di tonnellate di prodotti ittici, di cui oltre il 50% dovrà essere assicurato con prodotti d’acquacoltura. L’acquacoltura è sostenibile poiché produce una fonte alimentare pregiata (proteine di altissimo valore biologico, acidi grassi polinsaturi e micronutrienti) e con una bassa impronta ecologica.

“Il settore della pesca – evidenzia il governatore della Sicilia Nello Musumeci– è stato sempre relegato agli ultimi posti tra le attività produttive della Sicilia. Oltre a essere penalizzati da decisioni dell’Unione europea, spesso si è aggiunta l’indifferenza dei governi regionali. Abbiamo deciso di invertire questa tendenza promuovendo l’attività ittica per la farla diventare un settore trainante della nostra economia. Oltre alla maricoltura tradizionale, stiamo puntando anche all’acquacoltura rurale”.

Il consumo di pesce nel mondo è aumentato del 30 per cento negli ultimi 10 anni. Nel 2030 si prevede una richiesta di 260 milioni di tonnellate di prodotti ittici, di cui oltre il 50 per cento dovrà essere assicurato con prodotti d’acquacoltura, poiché produce una fonte alimentare pregiata (proteine di altissimo valore biologico, acidi grassi polinsaturi e micronutrienti) e una riduzione degli impatti ambientali.

Grazie al Centro regionale per lo sviluppo dell’acquacoltura, istituito nel 2016 dal dipartimento della Pesca mediterranea, guidato da Dario Cartabellotta, vengono offerti alle aziende servizi avanzati di ricerca, innovazione e trasferimento della conoscenza, al quale hanno preso parte istituzioni di ricerca e imprese del settore. Inoltre grazie alla collaborazione tra Dipartimento Pesca Mediterranea e Dipartimento Ambiente sono in corso di aggiornamento e rielaborazione le linee guida regionali sulla maricoltura e la semplificazione e velocizzazione dell’iter procedurale per la realizzazione degli investimenti. “L’acquacoltura si caratterizza per il profilo innovativo – sottolinea Cartabellotta – e per la capacità delle aziende di valorizzare i territori. Una nuova sfida che la Sicilia delle imprese sta portando avanti con grande intelligenza e capacità”.

“L’Italia – afferma l’assessore per la Pesca mediterranea, Edy Bandiera – fattura circa quattro miliardi di euro l’anno per l’importazione di pesce da acquacoltura, per lo più proveniente dall’Asia. A fronte della Sicilia che si ferma ad appena dodici milioni di euro di produzione. C’è quindi uno spazio di mercato enorme sul quale possiamo intervenire, accaparrandoci una fetta importante. Senza considerare gli enormi vantaggi derivanti dall’acquacoltura rurale, ossia dallo sviluppo di allevamenti di pesce nelle aree interne della Sicilia, dove andiamo a integrare il reddito delle aziende agricole, che inseriscono il pesce nella propria attività, realizzando processi virtuosi di economia circolare”.