Portuali, il 30 ottobre mobilitazione internazionale: aderiscono 8 scali italiani

Sciopero globale dei portuali il 30 ottobre: otto scali italiani coinvolti nella mobilitazione internazionale

Usb aderisce alla seconda giornata mondiale di lotta dei lavoratori portuali. Alla protesta si uniscono logistica e trasporti terrestri contro riarmo, carovita e restrizioni al diritto di sciopero.

Portuali in sciopero il 30 ottobre: mobilitazione internazionale contro l’utilizzo dei porti per traffici militari

Coinvolti otto scali italiani e oltre 50 infrastrutture nel mondo. Alla protesta aderiscono anche logistica, trasporto merci e trasporto pubblico locale

Il prossimo 30 ottobre i lavoratori portuali italiani parteciperanno a una giornata di sciopero internazionale promossa dall’Unione Sindacale di Base (Usb), nell’ambito della seconda mobilitazione globale dei portuali organizzata dalla rete internazionale dei lavoratori del settore. L’iniziativa interesserà otto scali nazionali e si inserisce in una più ampia protesta che coinvolgerà oltre cinquanta infrastrutture portuali a livello mondiale.

Secondo quanto comunicato da Usb, la mobilitazione rappresenta la prosecuzione delle azioni avviate il 6 febbraio scorso e nasce dalla contestazione del crescente coinvolgimento delle infrastrutture logistiche e marittime nelle attività connesse al trasporto di materiale bellico. Il sindacato denuncia quello che definisce un progressivo orientamento dell’economia verso le esigenze del riarmo, con ricadute dirette sulle condizioni sociali e lavorative.

Tra le principali criticità evidenziate figurano la crescita delle spese militari, ritenuta responsabile di una riduzione delle risorse destinate a salari, servizi pubblici e welfare, nonché l’aumento dell’inflazione e la conseguente perdita di potere d’acquisto delle famiglie. Alle questioni economiche si affiancano inoltre le preoccupazioni per l’avanzamento dei processi di automazione nelle aree portuali e per le prospettate modifiche ai sistemi contrattuali del comparto.

La mobilitazione è stata illustrata ieri, 15 ottobre, nel corso di una conferenza stampa svoltasi a Roma e promossa dalla coalizione internazionale “Ports In Action”. All’incontro hanno preso parte rappresentanti sindacali provenienti da diversi Paesi, tra cui Francia, Grecia, Paesi Baschi, Turchia, Marocco e India. Per l’Italia erano presenti le organizzazioni Orsa Porti e Usb Mare e Porti.

Nel corso dell’appuntamento è stata presentata anche la mappa aggiornata delle adesioni, che individua gli scali coinvolti nelle iniziative di protesta. In Italia lo sciopero interesserà i porti di Ancona, Civitavecchia, Genova, Gioia Tauro, Livorno, Ravenna, Salerno e Trieste, infrastrutture strategiche per i traffici commerciali, l’import-export e il transhipment nel Mediterraneo.

Le organizzazioni promotrici sostengono di rappresentare complessivamente oltre il 40% delle movimentazioni containerizzate dell’area mediterranea, per un volume stimato di circa tre milioni di Teu. Sul piano internazionale, oltre agli scali italiani, l’adesione riguarda numerosi porti francesi e indiani, insieme a infrastrutture operative in Cipro, Irlanda, Marocco, Messico, Paesi Baschi, Grecia e Turchia.

Alla protesta del 30 ottobre si unirà anche il comparto terrestre della logistica. Il gruppo nazionale Usb Lavoro Privato Trasporti ha infatti annunciato il sostegno alla mobilitazione, coinvolgendo lavoratori della logistica, dell’autotrasporto merci e del trasporto pubblico locale.

L’iniziativa punta così ad ampliare il fronte della protesta oltre le sole questioni legate agli scenari geopolitici e al caro vita. Tra gli obiettivi dichiarati vi è anche la contestazione delle limitazioni al diritto di sciopero previste dalla Legge 146/1990 nei servizi pubblici essenziali, con l’intento di riunire l’intera filiera della movimentazione e del trasporto delle merci in una piattaforma comune di rivendicazione sindacale.

Michelangelo Milazzo

Giornalista professionista

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