Subacquea industriale: l’Italia verso gli standard internazionali

Per decenni, la formazione dei sommozzatori professionisti in Italia ha seguito un binario autonomo e ben distinto rispetto ai modelli adottati nei principali Paesi industrializzati. Questa divergenza ha riguardato le qualifiche degli operatori impiegati nei lavori portuali, industriali e offshore, determinando un ritardo nel riconoscimento dei titoli italiani all’estero che solo negli ultimi anni ha trovato una concreta strada di risoluzione.

Storicamente, il sistema italiano si è sviluppato attorno alla tradizione del palombaro e alla figura dell’OTS (Operatore Tecnico Subacqueo), istituita dai decreti ministeriali del 13 gennaio 1979 e del 2 febbraio 1982 per disciplinare la subacquea in servizio locale. Una qualificazione essenzialmente orientata alle attività portuali e costiere, assimilabile nei quadri internazionali ai livelli base di Harbour o Inshore Diver.

A livello globale, invece, il settore si è strutturato sui quattro livelli della IDSA (International Diving Schools Association), adottati come benchmark tecnico dalla IMCA (International Marine Contractors Association), l’organizzazione che raggruppa i principali contractor industriali e marittimi al mondo. Negli standard IDSA, il punto di riferimento primario per le operazioni offshore ad aria è rappresentato dal Level 3 (Offshore Air Diver / TOP UP), indispensabile per operare sulle piattaforme e nei grandi cantieri marini.

La necessità delle grandi committenze industriali di disporre di standard omogenei ha spinto l’Italia a colmare questo divario. Il passaggio fondamentale è stato segnato dalla Legge della Regione Siciliana 21 aprile 2016, n. 7, la prima norma nell’ordinamento italiano a recepire esplicitamente i livelli formativi IDSA per la subacquea industriale.

Il percorso attuativo regionalizzato – sviluppatosi con il Decreto Presidenziale n. 31/2018 e culminato nel 2021 con l’emissione delle card per gli iscritti al Repertorio telematico – ha dimostrato subito la sua efficacia:

Il precedente del 2017: Il titolo di Offshore Air Diver / TOP UP (IDSA Level 3) rilasciato dal centro formativo CEDIFOP ha ottenuto l’inserimento nel Registro dei Commercial Diver norvegesi, conseguendo l’equivalenza con la qualifica ufficiale Dykker, klasse B.

 Il principio dell’equivalenza: L’episodio ha confermato come un percorso formativo italiano, se rigorosamente strutturato su standard internazionali e inserito in un quadro normativo pubblico, possa ottenere pieno riconoscimento all’estero.

La validità di questo modello ha trovato riscontro nelle raccomandazioni della stessa IMCA. Attraverso le Information Note del 2023 e il documento Diving Personnel Certification del 2024, l’associazione ha ribadito un principio chiave: IMCA non accredita direttamente le singole scuole private, ma raccomanda gli standard IDSA Level 3 a condizione che il percorso sia sottoposto al controllo di una struttura statale o regionale.

Con gli ulteriori chiarimenti del 2025, è stato confermato che il riconoscimento internazionale di una qualifica subacquea non deriva dall’accreditamento della singola scuola da parte di organismi privati, bensì dalla conformità del programma agli standard IDSA abbinata a un sistema di tutela e supervisione pubblica.

Negli ultimi anni, anche il legislatore nazionale ha impresso una forte accelerazione al settore per allineare l’intero Paese. Dopo un primo intervento nel 2022 (Legge n. 25) focalizzato sulle attività di acquacoltura, con il Decreto-legge n. 200 del 1° dicembre 2025 è stata introdotta l’obbligatorietà dell’iscrizione al Registro degli Operatori Subacquei e Iperbarici Professionali per l’esercizio dei lavori subacquei. Un passaggio fondamentale che integra la normativa sulla sicurezza (D.Lgs. 81/2008) e garantisce al settore chiarezza giuridica, tutele operative e la definitiva proiettabilità dei professionisti italiani nel mercato globale.

Michelangelo Milazzo

Giornalista professionista

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