Crisi Gruppo Onorato, c’è preoccupazione tra i lavoratori Moby e Tirrenia

“Cresce la preoccupazione per il futuro dei lavoratori di Moby e Tirrenia. La situazione sta diventando ogni giorno sempre più critica in tutte le città italiane dove si trovano le sedi dell’azienda. Stiamo parlando di migliaia di lavoratori tra marittimi italiani, lavoratori diretti e indiretti”. Lo scrive in una nota Mauro Scognamillo, segretario generale Fit Cisl Liguria.

Il fatto

Un mese fa il Tribunale di Milano ha rigettato l’istanza di fallimento avanzata verso Moby spa da tre fondi internazionali detentori del bond aziendale da 300 milioni con scadenza 2023 crollato l’8 ottobre scorso al suo picco più basso di valore (28,27%). I tre fondi speculativi – Soundpoint Capital, Cheyenne Capital e York Capital – possiedono oltre un milione di euro dell’obbligazione e avevano avanzato la richiesta legale a seguito dell’ultima discussa operazione della compagnia: la cessione di due navi di punta della flotta alla danese DFDS a fronte di una plusvalenza e dell’acquisto di due scafi più datati. I giudici hanno respinto la tesi di insolvenza prospettica – quindi non immediata ma entro un anno – che i fondi avevano avanzato probabilmente per ottenere un commissariamento prudenziale dell’azienda a tutela del loro credito, perché Moby spa al momento “funziona regolarmente” e mancano elementi certi per poter ritenere che questa diventi “a breve” incapace di saldare il dovuto nei tempi attesi.

Il decreto del Tribunale di Milano ha confermato tuttavia che è “evidente” la situazione di crisi “dalle caratteristiche importanti, che potrebbero divenire molto gravi” del gruppo Onorato – segnato da un indebitamento lordo di 712 milioni di euro – cui il suo amministratore starebbe reagendo con la strategia di vendere le navi della propria flotta allo scopo di ottenere quella liquidità necessaria ad onorare i suoi debiti entro le scadenze. I giudici stimano addirittura che in forza di questa strategia la compagnia potrebbe doversi liberare di 10 scafi, su 48, in caso di mancato rinnovo della convenzione pubblica da 72 milioni l’anno all’ex Tirrenia CIN, che scadrà salvo sorprese a luglio 2020.

Se gli obbligazionisti da un lato si lamentano dei due reset dei covenants sul debito bancario, prosegue il decreto del Tribunale di Milano, dall’altro «le banche hanno ancora fiducia nella capacità della società di ripianare i debiti» e «hanno consentito di essere soddisfatte anche col ricavato della liquidazione di due navi di pregio della flotta Moby a patto di assorbire l’80 % del ricavato». La Sezione Fallimentare rileva però come per il futuro la strategia di Moby nell’affrontare la fase delicata della azienda si baserà ancora sulla vendita di navi di proprietà di Moby o della sua controllata Cin, vendite che potrebbero riguardare addirittura 10 navi nel caso in cui lo Stato Italiano decidesse di non rinnovare la convenzione con Cin. Questa strategia, osservano i giudici, «non mostra particolare attenzione alla continuità aziendale e nemmeno immaginazione, oltre a sostenere concettualmente i timori dei bondholders che, per quando i loro crediti scadranno nel 2023 , nulla più li garantirà né consentirà l’adempimento».

La nota della compagnia
«Il Tribunale di Milano, in accoglimento delle difese di Moby S.p.A., ha dichiarato l’infondatezza di quanto sostenuto da alcuni bondholders ed ha respinto l’istanza di fallimento presentata da questi ultimi, che sono stati anche condannati al pagamento delle spese giudiziarie. Moby sta valutando la proposizione di un’azione giudiziaria nei confronti di Sound Point e degli altri fondi speculativi ricorrenti per ottenere il risarcimento dei danni causati dalla loro azione».

Vincenzo Onorato, patron delle compagnie di navigazione Moby, Tirrenia e Toremar, ha attaccato Unicredit per aver bloccato l’operazione di vendita di due traghetti, il Moby Aki e il Moby Wonder, operazione che avrebbe permesso di recuperare liquidità e assottigliare i debiti. La banca non ha tolto l’ipoteca sulle due navi. Ad annunciarlo lo stesso Onorato: “Moby ha ricevuto comunicazione dalla compagnia di navigazione danese Dfds della risoluzione dei contratti di acquisto delle navi Moby Wonder e Moby Aki, nonché di cessione delle navi King Seaways e Princess Seaways”. Moby avrebbe dovuto cedere i due traghetti e ottenere da Dfds due navi più vecchie, facendo plusvalenza. Secondo Onorato ad aver bloccato tutto è Unicredit. “In qualità di Security Agent non ha dato il consenso alla liberazione delle ipoteche che gravano sulle navi Moby Aki e Moby Wonder, nonostante fosse contrattualmente tenuto a farlo”, denuncia l’armatore napoletano in una nota. E aggiunge: “Come da prassi Moby ha richiesto l’assenso alla cancellazione delle ipoteche sin dal 20 settembre 2019 e Unicredit non si è neppure degnata di rispondere, limitandosi ad attendere la scadenza dei termini di consegna”.

Dietro a tutto ciò c’è la contrapposizione tra la compagnia di navigazione e alcuni fondi d’investimento che avevano acquisito i debiti accumulati da Onorato per l’acquisto della compagnia pubblica Tirrenia. Per quell’operazione Moby aveva emesso un bond da 300 milioni e nel frattempo non ha pagato il dovuto allo Stato. Con l’aggravarsi della crisi finanziaria i fondi hanno chiesto il fallimento della società al Tribunale di Milano. Il giudice non ha accolto l’istanza ma ha invitato l’armatore a porre rimedio alla situazione. La vendita di due navi doveva servire proprio a recuperare liquidità. Ora la situazione si fa più complessa. E proprio per questo Onorato dice: “Moby agirà in sede giudiziaria nei confronti di Unicredit per ottenere il risarcimento dei gravissimi danni causati da quest’ultima”.

Intanto per il 19 e 20 novembre prossimi è programmato un incontro tra azienda e sindacati Confederali e Autonomi. Incontro molto atteso anche per dare notizie sulle preoccupazioni per i dipendenti del gruppo che rischiano di ritrovarsi senza un lavoro.

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