L’ETS pesa sulla Sicilia: impatti fino a 20 milioni l’anno sui collegamenti
PALERMO – La revisione della Direttiva europea sull’Emission Trading System (ETS), attesa per il 17 luglio, potrebbe segnare un passaggio decisivo per il futuro della continuità territoriale marittima delle isole italiane. In vista dell’appuntamento con Bruxelles, l’Autorità di Sistema portuale del Mare di Sicilia occidentale ha presentato alle istituzioni europee uno studio che quantifica per la prima volta l’impatto economico del sistema di scambio delle quote di emissione sui collegamenti tra la Sicilia e la penisola, chiedendo l’estensione del regime di esenzione anche alle isole maggiori e la proroga della deroga già prevista per le isole minori fino al 2032.
Lo studio, realizzato dalla società TiM10 con la supervisione scientifica di Giovanni Satta, professore associato di Economia e Gestione delle Imprese dell’Università di Genova e membro del Consiglio del CIELI, stima un aggravio fino a quasi 20 milioni di euro l’anno sulla tratta Genova-Palermo, oltre 11 milioni sulla Napoli-Palermo e più di un milione sulla Porto Empedocle-Lampedusa, qualora non venisse confermata la deroga attualmente in vigore per i collegamenti con le isole minori.
Secondo i promotori, tali costi rischiano di alterare in modo significativo gli equilibri economici del trasporto marittimo da e per la Sicilia, incidendo sia sui bilanci delle compagnie sia sul prezzo finale pagato da cittadini e imprese.
Il rischio di amplificare il costo dell’insularità
L’analisi non si limita a valutare l’impatto diretto dell’ETS sui conti degli armatori: evidenzia come il meccanismo europeo possa aggravare un divario strutturale già esistente, quello legato al costo dell’insularità.
Per la Sicilia, infatti, il trasporto marittimo non è una semplice alternativa modale, ma un’infrastruttura essenziale per la mobilità di persone e merci. Un aumento dei costi operativi delle compagnie potrebbe riflettersi sui biglietti e sui servizi logistici, con ripercussioni sulla competitività dell’economia regionale e sull’accessibilità dell’isola.
Lo studio rileva inoltre che gli oneri ETS potrebbero assorbire fino all’11% del valore di una nuova nave a basse emissioni, riducendo la capacità degli armatori di investire nel rinnovo delle flotte e nella transizione energetica richiesta dall’Unione europea.
Un effetto paradossale: uno strumento nato per accelerare la decarbonizzazione rischierebbe, almeno nel breve periodo, di rallentare gli investimenti necessari per realizzarla. Neppure il ricorso al GNL, pur attenuando l’impatto del sistema ETS, sarebbe sufficiente a neutralizzarne le conseguenze economiche.
La proposta dell’Autorità portuale
Alla luce dei risultati, l’Autorità di Sistema portuale del Mare di Sicilia occidentale propone che la revisione della Direttiva ETS introduca un regime di esenzione per i collegamenti con le isole maggiori e proroghi fino al 2032 quello già previsto per le isole minori. Una richiesta che mira a conciliare gli obiettivi della transizione ecologica con la tutela della continuità territoriale e della competitività del trasporto marittimo.
Durante la presentazione dello studio, il presidente dell’Autorità, Annalisa Tardino (nella foto), ha ricordato il percorso intrapreso dall’Ente nei confronti delle istituzioni europee: «Fin dal mio insediamento abbiamo rilanciato l’impegno dell’Autorità in sede europea e internazionale, inserendoci nel dibattito sulla revisione della Direttiva ETS», ha dichiarato.
Tardino ha sottolineato come lo studio rappresenti un supporto scientifico alle iniziative già avviate a Bruxelles: «Attraverso la partecipazione alle consultazioni della Commissione europea e il confronto costante con le istituzioni dell’Unione abbiamo portato all’attenzione il tema dell’impatto dell’ETS sulla connettività delle isole e sul diritto alla mobilità dei cittadini. I dati presentati oggi confermano quanto avevo rappresentato nelle sedi istituzionali durante il mio mandato da parlamentare europea».
Secondo il presidente, l’attuale applicazione dell’ETS rischia di produrre effetti contrari agli stessi obiettivi ambientali dell’Unione: «L’aggravio dei costi ricade su cittadini, famiglie e imprese, penalizzando soprattutto gli spostamenti legati al lavoro, allo studio e alla salute. Allo stesso tempo sottrae risorse agli armatori, riducendo la loro capacità di investire in nuove navi e tecnologie a basse emissioni».
Da qui la richiesta rivolta alle istituzioni italiane ed europee: «Chiediamo che la revisione della Direttiva introduca correttivi concreti, estendendo alle isole maggiori il regime di deroga già previsto per quelle minori e prorogandone la validità almeno fino al 2032. Mettiamo questo studio a disposizione del Governo, del ministro Matteo Salvini e delle istituzioni europee affinché possa offrire un contributo scientifico al processo decisionale e favorire un equilibrio più efficace tra sostenibilità ambientale, competitività del trasporto marittimo e tutela delle comunità insulari».
La revisione della Direttiva ETS arriva in un momento cruciale per il settore marittimo europeo: le politiche comunitarie sulla decarbonizzazione dello shipping sono chiamate a trovare un equilibrio tra gli obiettivi climatici dell’Unione e la necessità di preservare la competitività del trasporto marittimo, soprattutto nei territori caratterizzati da condizioni di insularità.


