Il Made in Italy continua a godere di una reputazione solida

Fiducia nei mercati esteri, ma l’internazionalizzazione richiede nuove strategie4 luglio 2026

Roma – Il Made in Italy continua a godere di una reputazione solida sui mercati internazionali, dove qualità, stile e affidabilità restano elementi distintivi riconosciuti a livello globale. Tuttavia, il contesto competitivo è profondamente mutato: instabilità geopolitica, tensioni commerciali, volatilità dei costi energetici e una concorrenza sempre più agguerrita rendono l’espansione all’estero un percorso complesso, che non può più basarsi esclusivamente sull’eccellenza del prodotto. È quanto emerge dall’Osservatorio Assocamerestero 2026, realizzato attraverso la rete delle 86 Camere di Commercio Italiane all’Estero presenti in 64 Paesi.

Secondo l’indagine, il clima nei confronti del Made in Italy resta favorevole: il 40% delle Camere descrive una percezione molto positiva, con domanda in crescita; il 49% parla di un sentiment positivo, ma più selettivo rispetto al passato.

L’Italia continua a essere identificata come un sistema produttivo “premium”: l’83% degli intervistati associa il nostro Paese a qualità, stile e reputazione.
Il quadro, però, varia a seconda delle aree geografiche. In America Latina il sentiment è particolarmente elevato (80% di valutazioni molto positive), anche grazie alle prospettive dell’accordo UE–Mercosur. Più cauta la situazione nei mercati africani, dove prevale un atteggiamento attendista.

Nonostante l’incertezza globale, l’internazionalizzazione resta una leva strategica: il 51% delle Camere segnala imprese intenzionate ad aumentare gli investimenti all’estero; il 26% rileva un approccio più prudente; il 20% indica strategie di consolidamento delle posizioni già acquisite; solo il 3% registra una riduzione degli investimenti.

Le prospettive cambiano per area geografica: Asia e Stati Uniti si confermano mercati dinamici, mentre in Europa prevale una logica di rafforzamento della presenza esistente.

Per il 49% degli intervistati, i mercati internazionali diventeranno ancora più interessanti nei prossimi 12-18 mesi; il 37% prevede stabilità. Le opportunità, dunque, non mancano, ma richiedono competenze più articolate e strategie più strutturate.

I fattori che influenzano le decisioni di investimento non riguardano principalmente i dazi: al primo posto ci sono costi energetici e materie prime (57%); seguono rischio cambio e instabilità finanziaria (23%); politiche protezionistiche e tensioni regionali pesano per il 20%.

L’Osservatorio evidenzia con chiarezza quali siano gli errori più frequenti delle imprese italiane all’estero: il 54% indica l’assenza di una strategia di medio-lungo periodo; il 43% segnala la convinzione, ancora diffusa, che la qualità del prodotto sia sufficiente per affermarsi.

Tra gli elementi decisivi emergono anche: la scelta di partner adeguati (29%); l’adattamento di comunicazione e modelli distributivi ai mercati locali (29%); la conoscenza delle normative dei Paesi di destinazione (26%).

Il Made in Italy continua dunque ad aprire porte, ma la competitività si costruisce sempre più attraverso presenza stabile, relazioni qualificate e visione strategica.

La pressione competitiva aumenta. La Cina è indicata dal 77% delle Camere come principale concorrente.
• Seguono Francia (46%) e Germania (43%).

Per rafforzare la presenza internazionale del Made in Italy, il 71% degli intervistati ritiene prioritaria una promozione coordinata del Sistema Paese, mentre il 49% auspica un potenziamento degli strumenti pubblici a sostegno dell’internazionalizzazione delle PMI.

Lo scenario complessivo resta positivo: l’82% delle Camere prevede una crescita del Made in Italy nel 2027; il 24% si attende una crescita sostenuta; il 56% una crescita moderata; il 18% una fase di stabilità.

Michelangelo Milazzo

Giornalista professionista

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