Treccani omaggia Giuni Russo che entra nella storia della musica italiana

Treccani rende omaggio a Giuni Russo, celebrandone il talento e l’eredità artistica all’interno del Dizionario biografico e tematico delle donne in Italia, monumentale opera dell’Istituto della Enciclopedia Italiana che raccoglie 650 profili di figure femminili che, dal Settecento a oggi, hanno contribuito a plasmare la storia culturale, politica, artistica, scientifica e sportiva del Paese.

La cantante palermitana, Giuseppa Romeo – divenuta prima Junie e poi Giuni Russo – entra così negli annali della storia nazionale come voce indimenticabile di Un’estate al mare, il celebre brano firmato con Franco Battiato che da oltre quarant’anni accompagna l’arrivo della bella stagione. Come sottolinea Treccani, dietro la leggerezza apparente della canzone si cela un testo ricco di immagini evocative, perfettamente in linea con il gusto citazionistico di Battiato. L’eco giocosa del suffisso “-oni oni” degli ombrelloni e gli virtuosismi vocali – compreso il celebre verso dei gabbiani, ottenuto modulando la voce su tonalità altissime – hanno contribuito a trasformare Un’estate al mare in uno dei tormentoni più longevi e amati della musica italiana.

A testimonianza dell’impronta lasciata nella cultura popolare, ad Alghero – città alla quale Giuni dedicò l’omonimo brano Alghero – il lungomare è stato intitolato alla cantante, in segno di riconoscenza per aver contribuito a diffondere l’immagine del celebre centro balneare sardo attraverso la musica.

Ma l’avventura artistica e umana di Giuni Russo va ben oltre il successo estivo e le sperimentazioni contemporanee. Negli ultimi anni della sua carriera, la cantante affiancò alla ricerca musicale un intenso cammino spirituale che influenzò profondamente la sua produzione, ponendola in dialogo con i grandi mistici della tradizione occidentale, da San Giovanni della Croce a Santa Teresa d’Avila. Proprio quest’ultima, particolarmente cara a Giuni, ispirò la sua conversione al cristianesimo e una riflessione sempre più orientata alla dimensione contemplativa e al rapporto con il divino.

Questa evoluzione interiore si riflette in diversi album, tra cui A casa di Ida Rubinstein (1988), Se fossi più simpatica sarei meno antipatica (1994) e Morirò d’amore (2003), opere in cui l’estensione vocale diventa strumento espressivo capace di coniugare poesia, musica colta, tensione mistica e una costante ricerca dell’assoluto.

Nel 1999 Giuni scoprì di avere un tumore che, nel 2004, la portò a spegnersi all’età di 53 anni, “in pace con Dio”, come confidò nelle sue ultime interviste. Indimenticabile resta la sua interpretazione di Nada te turbe, il breve componimento che Santa Teresa d’Avila conservò nel proprio Breviario fino alla morte: un testo che Giuni trasformò in musica, restituendone la forza spirituale attraverso una vocalità intensa e luminosa.

Michelangelo Milazzo

Giornalista professionista

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