Progetto Ponte sullo Stretto, c’è l’ok del MIT: adesso l’esame del Cipess
Entra nella fase decisiva l’iter amministrativo e autorizzativo per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina.
Il progetto della grande infrastruttura che dovrà collegare stabilmente Sicilia e Calabria si avvicina a uno dei passaggi ritenuti determinanti: l’esame da parte del Cipess, chiamato ad approvare il progetto definitivo e a imprimere un’ulteriore accelerazione al percorso verso la fase esecutiva.
A stretto giro di tempo, il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti e la società Stretto di Messina procederanno formalmente con l’istruttoria propedeutica alla delibera del Cipess.
A comunicarlo è stato lo stesso Mit attraverso una nota ufficiale, al termine di un incontro dedicato allo stato di avanzamento dell’opera.
Al vertice hanno partecipato il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, il presidente della società Stretto di Messina, Maurizio Basile, l’amministratore delegato Pietro Ciucci e i dipendenti della struttura. Un confronto nel corso del quale il ministro ha manifestato soddisfazione per il lavoro portato avanti negli ultimi mesi e per l’avanzamento dell’iter progettuale.
Secondo quanto riferito dal ministero, sarebbero state recepite le osservazioni formulate dalla Corte dei Conti, mentre un ulteriore elemento favorevole è rappresentato dal parere positivo recentemente espresso dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici. Passaggi che consentono ora di concentrare l’attenzione sulla prossima tappa istituzionale, quella del Cipess.
Il passaggio al Cipess rappresenta uno snodo fondamentale per il futuro dell’opera. Una volta ottenuto il necessario visto di legittimità, la relativa delibera potrà diventare efficace, consentendo di procedere verso la fase operativa.
La tabella di marcia delineata dal Ministero delle Infrastrutture prevede infatti che la fase realizzativa possa prendere concretamente avvio entro la fine del 2026. Un obiettivo particolarmente significativo per un progetto che da decenni alimenta il confronto politico, istituzionale e territoriale.
Il successivo percorso dovrebbe comprendere la predisposizione della progettazione esecutiva e l’avvio contestuale del Programma delle opere anticipate, destinato a comprendere gli interventi propedeutici alla realizzazione della grande infrastruttura.
L’attuale cronoprogramma indica inoltre nel 2034 l’anno previsto per l’apertura del Ponte al traffico. Per arrivare a quel traguardo sono stimati circa sette anni e mezzo di lavori, con un intervento destinato a modificare profondamente l’assetto dei collegamenti tra la Sicilia e il continente.
Sul fronte istituzionale siciliano, il progetto continua a trovare il convinto sostegno del presidente della Regione, Renato Schifani, che anche nelle ultime settimane ha ribadito la necessità di accelerare l’iter per arrivare alla fase realizzativa.
Il governatore ha sottolineato il ruolo assunto dalla Regione Siciliana anche sotto il profilo finanziario, ricordando il contributo destinato alla realizzazione dell’opera.
«Il Ponte s’ha da fare. Ci crediamo, lo sosteniamo, lo abbiamo cofinanziato con un miliardo e 300 milioni in cassa», ha affermato Schifani, confermando la posizione favorevole dell’amministrazione regionale.
Per il presidente della Regione, l’accelerazione impressa all’iter rappresenta una possibile “svolta storica verso la realizzazione di un’opera strategica”, attesa da generazioni e destinata, secondo la prospettiva dei suoi sostenitori, a incidere sul futuro della Sicilia e dell’intero Mezzogiorno.
Il Ponte viene considerato, in questa visione, uno strumento per rafforzare la continuità territoriale, migliorare i collegamenti e superare quella condizione di isolamento infrastrutturale che ancora caratterizza ampie aree dell’isola.
Parallelamente all’accelerazione istituzionale, resta però forte il fronte contrario alla realizzazione dell’opera. Le opposizioni politiche e i comitati territoriali No Ponte continuano a contestare sia la priorità attribuita all’infrastruttura sia la sostenibilità economica dell’investimento.
Tra le voci più critiche figura quella di Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, che ha messo nel mirino soprattutto la destinazione delle risorse pubbliche previste per il collegamento stabile tra le due sponde dello Stretto.
Bonelli ha indicato come priorità per il Mezzogiorno gli interventi destinati a fronteggiare le emergenze che interessano quotidianamente i territori.
Secondo l’esponente dell’opposizione, le risorse dovrebbero essere indirizzate innanzitutto verso la sicurezza idrica, la prevenzione del dissesto idrogeologico, il rafforzamento delle infrastrutture esistenti e il sistema sanitario, piuttosto che verso un’opera che il fronte contrario considera non prioritaria rispetto alle necessità immediate delle comunità locali.
Il passaggio al Cipess si colloca dunque all’interno di un confronto che continua a dividere profondamente il mondo politico e istituzionale. Da una parte il Governo, la Regione Siciliana e i sostenitori del progetto vedono nel Ponte una infrastruttura strategica capace di ridisegnare i collegamenti del Mezzogiorno e di rafforzare la competitività della Sicilia; dall’altra opposizioni e comitati contestano costi, priorità e impatto complessivo dell’intervento.
La prossima fase dell’iter sarà quindi decisiva non soltanto sul piano amministrativo, ma anche sul terreno del confronto politico. L’obiettivo dichiarato dal Governo resta quello di arrivare all’avvio dei cantieri entro la fine dell’anno, aprendo così una nuova fase nella lunga storia del progetto del Ponte sullo Stretto.
Dopo decenni di annunci, rinvii, revisioni progettuali e contrapposizioni, il 2026 potrebbe dunque rappresentare l’anno del passaggio dalle procedure alle opere. Saranno però i prossimi mesi, e soprattutto il pronunciamento del Cipess, a stabilire se la tabella di marcia riuscirà effettivamente a trasformarsi nell’avvio concreto dei lavori.


