Ecomostro di Marinella di Selinunte, fallimento urbanistico lungo 40 anni

MARINELLA DI SELINUNTE (TP) – A Marinella di Selinunte, frazione costiera di Castelvetrano, l’“ecomostro” è molto più di un edificio incompiuto: è il simbolo di un’intera stagione di speculazione edilizia, di assenza di pianificazione e di promesse politiche mai mantenute.
Una struttura che da oltre quarant’anni domina la linea di costa, a poche centinaia di metri dal Parco Archeologico di Selinunte, creando un contrasto che racconta – meglio di qualsiasi dossier – la fragilità del rapporto tra sviluppo turistico e tutela del paesaggio in Sicilia.
La storia dell’ecomostro affonda le radici negli anni Ottanta, quando la costa di Marinella era considerata un territorio da “valorizzare” attraverso una massiccia espansione edilizia. Il progetto prevedeva: un complesso turistico residenziale di grandi dimensioni; appartamenti, servizi e spazi commerciali; una struttura capace di ospitare centinaia di persone.
Ma già dalle prime fasi emersero irregolarità urbanistiche, autorizzazioni lacunose e un quadro normativo incerto. La costruzione si fermò, lasciando dietro di sé un gigante di cemento armato esposto al vento, alla salsedine e al degrado.
L’edificio incompiuto si trova in un’area di altissimo valore culturale e naturalistico: il Parco Archeologico di Selinunte, che ogni anno attira oltre 300mila visitatori, è uno dei siti più importanti del Mediterraneo. La presenza dell’ecomostro ha generato: degrado visivo e perdita di qualità paesaggistica; danni all’immagine turistica della località; criticità ambientali dovute all’esposizione delle strutture in cemento; un freno allo sviluppo economico della zona.
Il risultato è un paradosso: mentre Selinunte viene celebrata per la sua bellezza millenaria, Marinella convive con una ferita urbanistica che nessuno ha mai davvero voluto chiudere.
L’ecomostro è sopravvissuto a quattro decenni di amministrazioni comunali, cambi di norme urbanistiche, interventi regionali mai concretizzati e promesse di demolizione rimaste sulla carta
La mancanza di una strategia condivisa ha trasformato la struttura in un monumento all’inerzia istituzionale. Ogni tentativo di intervento si è arenato tra:
costi elevati di demolizione; contenziosi con i proprietari; assenza di fondi dedicati; progetti di riqualificazione mai finanziati.
Il risultato è un edificio che nessuno vuole, ma che nessuno riesce a eliminare.
Nel corso degli anni si sono alternati diversi scenari:
demolizione totale – sostenuta da ambientalisti e parte della cittadinanza; riqualificazione in struttura turistica – proposta da imprenditori locali, mai decollata; recupero pubblico – ipotesi di trasformazione in centro servizi, rimasta senza coperture finanziarie.
Ecco perché l’ecomostro non è ancora stato demolito. Dietro la sua sopravvivenza ci sono, infatti, questi tre fattori chiave: una demolizione completa richiederebbe investimenti milionari; il complesso è suddiviso tra diversi soggetti, rendendo difficile qualsiasi intervento coordinato; nessuna amministrazione ha mai assunto la responsabilità di un progetto definitivo.
L’ecomostro di Marinella è così diventato un caso nazionale perché incarna un problema più ampio: la difficoltà di conciliare sviluppo, tutela del paesaggio e legalità.
È un promemoria di ciò che accade quando la pianificazione urbanistica viene sostituita da improvvisazione e interessi privati.
Oggi, mentre la Sicilia punta su turismo culturale e sostenibilità, quell’edificio continua a ricordare che il passato non è stato ancora risolto.

Michelangelo Milazzo

Giornalista professionista

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