Schifani-Tardino, pace in porto: così finisce il gelo sulla nomina

PALERMO – Al Marina Convention Center del Molo Trapezoidale, nel cuore del porto di Palermo, il convegno “Noi, il Mediterraneo… 12 mesi all’anno” non è stato soltanto un appuntamento su rotte, logistica e scenari globali.
Il 18 dicembre scorso, infatti, si è consumato un passaggio politico destinato a lasciare traccia: la ricomposizione, pubblica e visibile, tra il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani e la commissaria dell’Autorità di Sistema portuale del Mare di Sicilia occidentale, l’avvocatessa Annalisa Tardino.
Un gesto tutt’altro che scontato, se si considera come si era aperta la partita. Schifani non aveva visto di buon occhio la sua nomina alla guida dell’Autorità portuale, letta come una scelta imposta dal governo nazionale e non condivisa con Palazzo d’Orléans.
Per settimane, il rapporto era rimasto congelato: distinguo, silenzi, nessuna investitura politica esplicita. Sullo sfondo, il timore che lo scontro potesse indebolire proprio l’ente chiamato a guidare una delle leve decisive dello sviluppo siciliano, in un momento in cui la competizione mediterranea si fa sempre più serrata.
Oltre alla Regione, in sala c’erano, il Comune di Palermo con il vicesindaco Giampiero Cannella, rappresentanti dell’Unione Europea, assessori, deputati, consiglieri, stakeholder del mare, oltre a Pasqualino Monti, protagonista della precedente fase di rilancio del sistema portuale.
E c’era lei, Annalisa Tardino: elegante, composta, ma visibilmente emozionata. Non una comparsa, bensì il centro di una partita politica delicata, osservata con attenzione da tutti gli attori istituzionali presenti.
A rompere gli indugi è stato lo stesso Schifani. Dal palco ha richiamato più volte la commissaria, riconoscendone ruolo e lavoro. Un riconoscimento che, letto alla luce delle tensioni iniziali, ha il sapore di una correzione di rotta.
Il passaggio decisivo arriva sul finale, quando il governatore chiude il suo intervento con un «Buon lavoro a tutti, buon lavoro presidente!».
Poche parole, ma pesantissime: il titolo istituzionale, attribuito finora con prudenza, diventa pubblico e pieno. L’abbraccio tra i due sancisce la fine del gelo e apre una fase nuova, che molti hanno interpretato come un segnale di maturità politica.
Nel suo intervento, Tardino ha delineato l’impianto della sua strategia: internazionalizzazione dei traffici, completamento delle infrastrutture portuali, spinta su un regime di zona franca capace di rendere la Sicilia più competitiva agli occhi degli investitori. Una linea che rivendica continuità con la stagione di Pasqualino Monti, ma punta a consolidare il ruolo dei porti siciliani dentro un Mediterraneo destinato a diventare il nuovo nord della globalizzazione.
Già nelle prime settimane, l’Autorità ha accelerato missioni operative, cantieri e relazioni istituzionali, segno di una macchina amministrativa tornata in movimento.
Il convegno, moderato dai giornalisti Tommaso Cerno, Nicola Porro e Luca Telese, ha messo in fila opportunità e criticità: la possibile ridefinizione delle rotte dopo la crisi di Suez e del Mar Rosso, il rischio di overcapacity nel trasporto container, le incertezze sull’energia e l’impatto di un’intelligenza artificiale sempre più energivora.
Non sono mancati affondi critici sulle politiche europee e sul sistema ETS, indicato come fattore di penalizzazione per diversi comparti economici. In collegamento video è intervenuto il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, che ha difeso la scelta di Annalisa Tardino per la poltrona di opresidente dell’Autorità di Sistema portuale del mare di Sicilia occidentale, elogiando al tempo stesso il lavoro svolto da Monti.
Salvini ha ricordato gli oltre 20 miliardi di investimenti infrastrutturali in corso in Sicilia, l’imminente nascita della nuova società “Porti d’Italia” e l’avvio del progetto del Ponte sullo Stretto come moltiplicatore di sviluppo per l’intero sistema portuale del Sud. E ha definito il convegno «un segnale concreto di collaborazione istituzionale».
In poche parole, la stagione dello scontro tra Regione e Autorità portuale può considerarsi archiviata. La Sicilia torna al centro del dibattito sul Mediterraneo con una governance che, almeno per ora, appare ricomposta. E la pace tra Schifani e Tardino – nata dopo una nomina osteggiata e un lungo raffreddamento – apre una fase più pragmatica, meno ideologica e più orientata ai risultati, in uno dei dossier chiave per il futuro dell’Isola.

Michelangelo Milazzo

Giornalista professionista

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